Significano vera democrazia, stato di diritto, pace e riconciliazione......
si scrive e si parla di democrazia, e di stato di diritto ma, al contrario,
nel mio caso i fatti sono completamente diversi.
Rottura di fatto delle relazioni tra il Governo e il cittadino vittima di reati
La disgregazione comunitaria che marcia ed avanza in uno stato,
significa anche la perdita del sostegno e del soccorso delle Istituzioni.
Ai danni di chi è più indifeso e viene continuamente lasciato vittima del crimine.
Ciò accade a causa delle relazioni che, benché tenute nascoste, inconfutabilmente
intercorrono tra il governo in carica e una lunga schiera di criminali in quelle
stesse Istituzioni che fanno parte di quello stato in quel contesto storico e sociale.
Successivamente alla mia richiesta,
di essere con urgenza sottoposta nuovamente
a Visita Medica Collegiale presso l’Ospedale Militare di Milano, per
l’acuirsi dei sintomi, postumi al contagio in servizio e per causa di servizio,
della tubercolosi contratta in ambiente di lavoro contaminato e senza essere
stata mai dotata neppure dei più elementari mezzi di protezione,
l’Amministrazione dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano ove sono
dipendente, il giorno 18 agosto 2004, con una giustificazione e previa convocazione,
mi ha fatto sottoporre a visita medica Collegiale presso la Commissione Medica
di Verifica del Ministero dell’Economia e delle Finanze di via Zuretti n. 34 a Milano.
(vedere
allegato n. 1 e
allegato n. 2).
Dopo tale visita
medica, in quella stessa Sede, mi veniva periodicamente promesso che presto
avrei ottenuto il rilascio di copia del relativo verbale, ma in realtà l’iter
amministrativo non veniva mai portato a termine. Sconcertata, esausta e
spazientita per gli inutili otto mesi di attesa, continuata pacificamente anche
dopo che il mio medico curante ha certificato la necessità che io ricevessi
la relativa documentazione (vedere
allegato n. 3), in data 13 aprile 2005,
accompagnata dall’infermiere sig. Giacomo Montana a causa della mia difficoltà
respiratoria, di deambulazione e di equilibrio, mi sono recata presso la
suddetta Sede con l’intenzione di riuscire almeno a visionare il mio fascicolo
clinico in ossequio alla Legge 241/90 riguardante
la trasparenza degli atti amministrativi. In quella circostanza, in
presenza del suddetto infermiere, il Direttore Provinciale Dr. A. Nardelli
della Commissione Medica di Verifica di Via Zuretti 34 - Milano,
con animosità, manifestava una netta
indisposizione nei miei confronti e dopo avermi detto che erano sorte
difficoltà, perché nel merito della
mia Visita Medica Collegiale, avevano telefonato all’Amministrazione
dell’Ospedale Fatebenefratelli, mi rifiutava qualsiasi genere di
chiarimento, ribadendomi inspiegabilmente ancora una volta che il mio verbale
non poteva ancora essere firmato. Esasperata anche da questo comportamento, e
alla luce del fatto che mi è sorto il sospetto che vi fosse anche
violazione della sopra citata Legge 241/90, ho fatto accorrere subito in mio
aiuto una pattuglia dei Carabinieri, la quale è prontamente giunta in quella
Sede. In tale circostanza e di fronte al Pubblico Ufficiale dell’Arma dei
Carabinieri, il Direttore A. Nardelli mi prometteva di farmi ricevere
soddisfazione solo previa mia richiesta scritta, così come puntualmente ho
fatto con mia nota del 15-04-2005(vedere
allegato n. 4).
In complesso, il mio comportamento è stato frutto del mio desiderio di potere
constatare un’accettabile etica morale che nel nostro ordinamento viene
rappresentata dal diritto positivo convenzionale e di legge, in poche parole,
da ciò che risulta già solo dalle norme giuridiche vigenti poste dallo Stato.
Dopo pochi giorni, in data 23.04 del corrente mese, ho potuto finalmente
avere a mezzo raccomandata il verbale
della Visita Medica Collegiale che mi riguarda, ma con ulteriore mia delusione,
nonché sbigottimento, ho dovuto constatare che verosimilmente anche in quella sede era stato redatto un verbale (vedere
allegato n.1
e
allegato n. 2)gravemente viziato da omissione di atti di ufficio e
ciò per i seguenti motivi:
Persecuzione e rottura della quotidianità
La persecuzione continua con la
limitazione della vita quotidiana del cittadino legata agli effetti devastanti
delle procurate lesioni colpose gravissime, paradossalmente fatte continuare
anche con una giustizia finta del ramo del tribunale penale, controllata e
ridotta tale, con l’apposito raggiungimento dei requisiti che autorizzano
quello stesso tribunale di archiviare quegli stessi reati, passando attraverso
il raggiungimento dei termini di prescrizione non può certo fare onore
ad una nazione come l’Italia. Al tempo stesso, oltre al fatto che la vittima
non ha ricevuto giustizia, perché lo stesso tribunale dopo gli accertamenti
e dopo avere individuato gli imputati ha
fatto trascorrere troppi anni senza incardinare il processo, sino al
raggiungimento della prescrizione, tale
prescrizione produce ancora effetti devastanti a catena sulla
vittima di reato, come di seguito viene descritto.
In definitiva, dopo otto mesi di
estenuante attesa, in data 23-04-2005, a mezzo lettera raccomandata a/r ho
ricevuto il verbale che mi riguarda e relativo alla Visita Medica Collegiale
alla quale sono stata sottoposta svoltasi come detto, presso il Ministero
dell’Economia e delle Finanze di via Zuretti n. 34 a Milano. Tutto questo,
inspiegabilmente per vedere le relative seguenti conclusioni:
"Vista la nota del 12 – 04 – 05, preso atto che la TBC renale
di cui risulta affetta l’istante, non è stata riconosciuta, a conclusione di un
complesso iter giudiziario, infermità dipendente da causa di servizio, non
si emette alcun provvedimento medico-legale. Ne deriva che l’istanza di
aggravamento non può essere accolta”.
Ora esaminiamo con attenzione l’omissione di atti di ufficio che negli anni ho subito:
Alla prima Visita Medica Collegiale alla
quale richiesi di sottopormi e che si tenne presso il Policlinico Militare di
Milano, l’Amministrazione dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano da cui
dipendo, in data 27 giugno 1997 rispondeva alla Commissione Medica di quello
stesso Ospedale Militare con queste testuali parole:
"…Si
precisa che la dipendente ha sempre svolto mansioni di carattere impiegatizio e
che quando prestava attività presso il Servizio di Anatomia e Istologia
Patologica, saltuariamente riceveva dall’utenza campioni di sostanze organiche
da esaminare" (vedere
allegato n. 5)
Da notare che è altresì estremamente indispensabile comprendere che in quella stessa lettera
viene anche precisato il periodo di tempo nel quale io ho prestato
servizio presso il Servizio di Anatomia e Istologia Patologica, ovvero dal
6. 5. 1992 al 30. 11. 1995. Successivamente quando il colonnello medico
della suddetta struttura ospedaliera Militare mi risulta che ha fatto giustamente
osservare oltre che a me anche all’Amministrazione dell’Ospedale
Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, che per essere contagiati di una
malattia contagiosa in ambiente contaminato e in assenza dei più elementari
mezzi di protezione
è sufficiente anche
un solo contatto fisico con sostanze organiche infette, la stessa
Amministrazione dell’Ospedale Fatebenefratelli con una seconda lettera datata
20 ottobre 1997 (vedere
allegato n. 6)
deturpava la verità sostanziale dei fatti e
all’Ospedale Militare per quanto mi riguarda, rispondeva come segue:
..."non è mai stata adibita alla ricezione di
campioni di sostanze organiche da esaminare. Tuttavia, non si esclude che pur
non rientrando tra i compiti d’istituto, la stessa possa aver, senza alcun
mezzo di protezione, spontaneamente, qualche volta provveduto al ritiro di
contenitore di sostanze organiche"
Una vergogna e un danno dietro l’altro:
al servizio di ritiro di contenitori di sostanze organiche che
portavano gli ammalati che accedevano in quel servizio di Anatomia e Istologia
Patologica come pubblici utenti, io ero stata comandata come meglio risulta
dagli ordini di servizio e disposizioni della stessa Amministrazione
rispettivamente datati 9 maggio 1994- 12 maggio 1994 e 6 settembre 1994
(Vedere
allegati n.7-8-9 a seguire). Oltre
al falso ideologico che con gli ordini di servizio e le disposizioni viene
messo in luce, non sfugge neppure che:
1) detto servizio di accettazione di sostanze organiche, nel locale
contaminato e senza alcun mezzo di protezione, è stato svolto anche da me sola
(vedere
allegato n. 7)
2) a seguito di direttiva impartita dal COMMISSARIO STRAORDINARIO, quello
stesso servizio doveva incominciare alle ore 7,45 al fine di garantire
l’EFFETTIVA APERTURA al pubblico (vedere
allegato n. 8)
3) per garantire l’apertura al pubblico dal lunedì al venerdì il servizio
mi veniva fatto svolgere
dalle ore 7.45
alle 15.45 (vedere
allegato n. 9)
Il responsabile di Polizia Giudiziaria
della Unità Socio Sanitaria Locale del Comune di Milano, che oltretutto era colui
che avrebbe dovuto scoprire ed intervenire per fare sospendere un servizio
antigienico e contagioso,
prima di riflettere e comprendere che uno dei
responsabili del mio contagio era anche lui stesso, riconobbe e formalmente
concluse che:
... per quanto riguarda
l’eventuale natura professionale della infezione contratta, la sussistenza di
un rischio generico in tal senso giustifica la richiesta di riconoscimento
di causa di servizio da lei effettuata"
(vedere
allegato n.10)
Successivamente, l’Amministrazione
dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, visto che era riuscita in maniera
assolutamente indisturbata a formalizzare sia il falso ideologico (negare i
fatti di servizio), sia consumare l’omissione degli atti di ufficio (nascondere
completamente ordini e disposizioni di servizio), è passata alla fase
successiva che era quella di fuorviare e raggirare ancora di più
la Commissione Medica dell’Ospedale Militare. Ciò nella seguente maniera:
a) Facendo pervenire alla
Commissione Medica dell’Ospedale Militare di Milano ulteriore comunicazione per
mezzo della quale viene raggirato anche lo stesso Ospedale
Militare in quanto al punto (1) della nota del 10 agosto 2000
(vedere
allegato n. 11),
viene attestato che
alla
data del 16 novembre 1998 gli operatori erano protetti nei confronti dell’utenza da
schermi di vetro. Ciò tentando di fare credere che anch’io ero protetta da
schermi di vetro. Invece io come attestato con la sopraesposta nota del
27 giugno 1997 (vedere
allegato n. 5),
dalla stessa Amministrazione, ho lavorato in quel
Servizio di Accettazione di Anatomia e Istologia Patologica fino all’anno 1995,
arco di tempo in cui mi è stata fatta contagiare la tubercolosi in servizio e
per causa di servizio. Successivamente è vero che furono istallati gli schermi
di protezione, soltanto che io ero già stata contagiata e dall’anno 1995 non ho
più lavoravo in quel servizio.
b) Al punto (2) della stessa nota vi è di più, inverosimilmente si arriva
ad attestare che
il posto non era a contatto col pubblico
e ciò in completa contraddittorietà col punto (1) ove
si attesta che gli operatori erano protetti nei confronti dell’utenza da
schermi di vetro. Quindi il pubblico e pertanto l’utenza dall’Amministrazione
dell’Ospedale Fatebenefratelli viene fatta apparire e scomparire a proprio
piacimento e nessuno, a quanto pare, eccetto i corretti ed onesti Giudici del
Tribunale Amministrativo Regionale per la Regione Lombardia
che nelle due udienze mi hanno dato ragione, vuole dimostrare di essersene
accorto.
Incredibile ma vero!!
(vedere
allegato n.11)
c) Sempre al punto (2) della
stessa nota 10 agosto 2000, si tenta di confondere e raggirare ulteriormente
la Commissione dell’Ospedale Militare, attestando che
l’ubicazione dell’ufficio del Servizio di Anatomia
Patologica era collocato in prossimità della porta di entrata
e pertanto, se ci si pensa bene,
con tale affermazione viene riammesso implicitamente che,
poiché io lavoravo in un posto in prossimità della porta di entrata e
poiché
il pubblico non entra dalle finestre, io pertanto ero a diretto contatto
col pubblico e pertanto con gli ammalati utenti che venivano a consegnare i
campioni di sostanze organiche da esaminare. Per confondere ancora di più
la Commissione Medica dell’Ospedale Militare,
viene anche attestato "scioccamente" che
il mio luogo di lavoro era al di fuori dei laboratori,
informazione questa vera, quanto inutile,
perché io non ho mai dichiarato di avere svolto il mio servizio di impiegata
amministrativa in laboratorio, anche tale affermazione quindi, serve per
fuorviare, sviare la ricostruzione della causa di servizio, insabbiare e
nascondere la sporca verità dei fatti di servizio. Con un ulteriore rafforzativo del falso
ideologico e dell’omissione di atti di ufficio, l’Amministrazione, per impedirmi
con più forza presso l’Ospedale Militare, il riconoscimento dell’infermità
dipendente da causa di servizio e
nonostante che il Consiglio di Stato
avesse statuito e pertanto ordinato, anche di rinnovare il procedimento di
valutazione delle effettive mie condizioni lavorative, in relazione al rischio
di contagio, inviò ulteriore attestazione falsa alla Commissione Medica
dell’Ospedale Militare, così come di seguito dimostro e chiarisco:
Con nota del Servizio di Medicina Preventiva commissionata dall’Amministrazione
e pervenuta a quest’ultima in data 8 ottobre 2002
(vedere
allegato n. 12),
si dimostra che, contrariamente a quanto statuito dal Consiglio di
Stato, di fatto non è stato rinnovato alcun procedimento di valutazione delle
effettive condizioni di lavoro da me subite in relazione al rischio di contagio,
ove persino il Responsabile U.O.T.S.L.L.- Ufficiale di Polizia Giudiziaria
della U.S.S.L. n. 75/1 di Milano con nota del 24/07/1995 prot.n° 392/95
concludeva con la seguente espressione:"...
Per quanto riguarda
l'eventuale natura professionale della infezione contratta la sussistenza di
un rischio generico in tal senso giustifica la richiesta di riconoscimento
di "causa di servizio" da lei effettuata..." (il grassetto è mio)
(vedere
allegato n. 10). Di fatto,al
contrario di quanto statuito dal Consiglio di Stato, furono semplicemente copiate pedissequamente le stesse identiche
parole e gli stessi concetti del falso ideologico
trasmesse due anni prima con
nota del 10 agosto 2000 e quindi non è stato rinnovato alcun procedimento
di valutazione effettiva delle mie condizioni di lavoro, preferendo
nascondere ancora l'ambiente schifoso e indecentemente inquinato in cui ero
stata adibita a lavorare.
Ora non ci rimane che da fare osservare
che dopo che sono trascorsi ben otto mesi di attesa dalla suddetta ultima
Visita Medica Collegiale, la Commissione Medica di Verifica del Ministero
dell’Economia e delle Finanze di via Zuretti n.34 Milano, vista la conclusione
del proprio Verbale, dimostra falsamente due possibilità:
-
la prima potrebbe essere quella di non essere stata informata di tutto
ciò che ancora mi viene fatto subire dalla Amministrazione dell’Ospedale
Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano procurandomi ancora continui forti
stress emotivi a causa delle falsità e degli effetti criminali che ha prodotto,
ma questo
non è possibile perché al
suddetto Ministero dell’Economia e delle Finanze, ho fatto notificare
attraverso Ufficiale Giudiziario, gli atti necessari per conoscere tutta la mia
vicenda di lavoro;
-
la seconda possibilità potrebbe essere quella che il Ministero finge di non
avere capito nulla dei fatti criminali di servizio di cui ancora oggi ne subisco le
conseguenze, ma anche questo risulta estremamente difficile crederlo.
Pertanto non si può che dedurne che la stessa Commissione Medica di Verifica del
Ministero delle Finanze, in un verso o nell’altro, ha comunque finto di non
possedere alcun materiale probatorio in merito alle torture psico-fisiche che
da ben tredici anni mi vengono fatte vilmente subire, questo perché ha
preferito dimostrare persino (non facendone menzione), di non essere stata
portata in possesso di copie, relative alle relazioni e alle conclusioni di un
Medico Legale e di Medico Specialista, alle conclusioni della relazione Medica
di mobbing della Clinica del Lavoro di Milano, le quali inconfutabilmente chiariscono
il danno alla mia persona che mi è stato causato lavorando alle dipendenze
dell’Azienda dell’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano.
LA RICERCA DI UNA SPIEGAZIONE
La violenza verso le donne in Italia,
ancora oggi è una prassi abituale, così come da tredici anni, previo silenzio
stampa, mi viene fatto tacitamente subire. Da tutto questo ho avuto spunto per
porre in essere una maggiore e attenta riflessione. Tale approfondimento mi si
è presentato come fosse una ricerca nel buio di una spiegazione all’orrore che
viene esercitato persino ai danni non solo di una donna in piena salute, quale
ero io prima di iniziare a lavorare come impiegata all’Ospedale
Fatebenefratelli di Milano, ma anche ai danni di una donna fatta divenire
vittima di reato di lesioni colpose gravissime continuate e persino
ulteriormente procurate a forza di violenti e ripetuti stress emotivi, anche
dopo che sono stata ridotta con una cagionevole salute e portatrice di handicap
con problemi cardio/respiratori e all’equilibrio. Durante gli ultimi anni, ho
potuto constatare che nella gente vi è una rassegnazione sempre più
generalizzata e ciò trae origine dal fatto di essere divenuti sempre più consci
della <malvagità dell’uomo>.
Il fatto che pur di dare la falsa
impressione dell’esistenza del senso di civiltà e di democrazia, certe atrocità
alla gente vengono fatte completamente ignorare, persino facendo fare ricorso
alla censura della stampa. Ciò comunque, non impedisce ai cittadini di
attingere da notizie non manipolate e capire sempre più e sempre più spesso che
<democrazia, Carta Costituzionale e stato di diritto> in certi
casi divengono solo una mera enunciazione di principio.
Ciò che fa più male a chi è vittima di reato e vede proteggere i
potenziali assassini,
è il dovere
constatare che diverse persone insospettabili a cui vengono assegnati compiti
di responsabilità specialmente nel Comparto Sanità, verosimilmente siano dei
criminali che da un lato, sanno recitare molto bene la parte delle persone
giuste ed oneste e dall’altra, svolgono un secondo ruolo: quello di esercitare
il sadico compito di causare o favorire torture psico-fisiche a chi è più
debole, indifeso e non ha protezioni e raccomandazioni di qualsiasi genere.
Tra queste stesse persone, in Italia, c’è una sorta reciproca di protezionismo
e per fare "lavorare" più indisturbati gli amici di questi soggetti, quegli
stessi che si regalano nomine e funzioni di prestigio comprese nei più svariati
comparti di lavoro. E’ sorprendente quanto sia inesauribile la loro schiera e
talvolta si può benissimo constatare che ce n’è sempre sfortunatamente uno
nuovo, che si aggiunge ai precedenti.
Ricordo anche che
una volta, dopo che disperatamente chiesi aiuto ad una persona autorevole del
tribunale di Milano e ad essa esternai anche la mia preoccupazione consistente
nel fatto che avendo problemi cardio-circolatori (ipertensione arteriosa e
inizio di ipertensione polmonare) con due pregresse pericarditi tubercolari,
l’essere lasciata sempre oggetto di vessazioni angherie e discriminazioni con
conseguenti violenti stress emotivi
avrebbe
potuto farmi morire, per tutta risposta quella stessa persona, con la
quale stavo conversando e che credevo una persona normale, in presenza di
testimoni, mi rispose con queste testuali parole: "
muoia pure!”.
Io credo che anche questa semplice e breve
constatazione porti a comprendere che anche la pur minima partecipazione alle
atrocità
si deve pure a qualche tipo di
problema psicologico, sino a fare emergere verso chi dovrebbe fungere
professionalmente da deterrente contro la delinquenza e che viene stipendiato
per questo,
i segni di una personalità
psicotica, ben mascherata, si capisce, ma al tempo stesso è anche
estremamente allarmante.
In tutti questi anni, senza ombra di dubbio, ho potuto prendere atto sulla mia persona
che tutte le illegalità vengono consumate di nascosto nel più significativo
silenzio e la vittima di reato viene costantemente spinta a ricorrere a gesti
estremi; poi, ironia della sorte, se ciò dovesse accadere, dai criminali si
potrebbe anche sentire affermare: "guarda quella persona come ha agito da fuori
di testa". In questo modo, si capisce che l’accettazione e la normalizzazione della violenza,
viene utilizzata per mantenere il controllo della politica e nient’altro.
Ho constatato che la violenza non è indiscriminata,
ma dipende dalla valutazione rischio/beneficio in funzione dell’obiettivo
centrale economico e di carriera che si prefiggono determinati dirigenti nei
luoghi di lavoro. Poi si farà di tutto per non
mettere in luce chi sono realmente certe persone che hanno ricevuto e ricevono
immeritatamente tutti gli onori e al tempo stesso altro non sono che degli
aguzzini.
Fintantoché le Istituzioni italiane incaricate di amministrare la
giustizia non perseguono chi viene posto al di sopra della legge e che
pertanto resta libero di commettere a proprio
piacimento ogni sorta di azione illegale,
risulta
estremamente difficile che possiamo intraprendere il cammino della vera
democrazia, del vero stato di diritto, della vera pace e la vera
riconciliazione e tutto ciò, tanto meno sarà possibile nei paesi che sono
in guerra e dove noi vorremmo portare la democrazia. Quale democrazia?
L’assenza di democrazia reale; la discriminazione
etnico culturale e politica; il deterioramento molto veloce dell’ambiente e
delle risorse naturali, comprese le relazioni internazionali ingiuste, rendono
più profonda la breccia tra il governo e i cittadini.
Spero che altri come me
lottino e denuncino senza temere gli atti aberranti e bestiali che si vedono
esercitare sugli altri o su noi stessi.
Spero
sempre che il terzo millennio non offra ulteriori constatazioni di violazione
dei diritti umani con un relativo continuo ritorno di fatto e di vita al
Medioevo.
Purtroppo oramai sono gravemente segnata dalla sofferenza e dal dolore.
Chi presta attenzione al dramma che mi
viene fatto vivere a causa delle illegalità che ho sofferto, esercitate contro
di me dall’Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, osservando i
riscontri oggettivi, può facilmente comprendere che mi è stato tirato un brutto
scherzo,
sino a fare divenire la mia
vicenda di lavoro un dramma a forti tinte, vissuto intensamente con dolore e
sconcerto, momento per momento, segnata dalla malattia e dalla sofferenza.
Rispetto a prima sono cambiata molto, avendo vissuto giorno per giorno, in
tredici interminabili anni di torture psico-fisiche, mezzo secolo.
Prima che mi venisse dimostrato che in Italia vige e impera una giustizia finta, mi sono
sempre impegnata alacremente a fornire all’avvocato penalista che mi ha rappresentata
e al tribunale
migliaia di fotocopie
relative alle prove documentali e testimoniali. Anche per questo con grande
sacrificio personale, ho dovuto sostenere enormi costi economici e ulteriori
stress emotivi e fisici. Tutto per vedermi infine deridere con una “finta
giustizia” che non ha mai incardinato il processo, sino al raggiungimento della
prescrizione dei reati di lesioni colpose gravissime e la conseguente
assoluzione dei quattro imputati. Spero che quello che mi è accaduto possa fare
porre una mano sulla coscienza a chi viene nominato responsabile della
giustizia italiana e applichi di conseguenza una giustizia vera (senza lasciare
amari ricordi) anche nei confronti di chi viene protetto dai partiti politici
anch’essi colpevoli, perché proprio a loro sono da attribuire le nomine dei
vari vertici della Pubblica Amministrazione, di persone superficiali che, sapendo
a priori di essere al di sopra della legge perché protetti, ne possono
combinare di “tutti i colori”.
La crudele e spietata vicenda guerresca che mi viene fatta ancora vivere in Italia
vi assicuro che è indicibile. Credo che se dovessi raccontare e descrivere
tutte le atroci sofferenze che mi sono state procurate ci sarebbe da fare
persino perdere il controllo persino alle persone oneste che
mi leggono. Penso comunque, visto che
parecchie Università d’Italia e del Mondo hanno visitando il mio sito
e sanno quindi delle torture psico-fisiche che
ho subito e a cui sono ancora sottoposta, possano fare ricercare e conoscere la
genesi, la realtà segreta e la realtà simbolica di tutta la mia vicenda
lavorativa. Forse studiando maggiormente il fenomeno del mobbing estremo,
qualcuno potrà impedire che le vittime, infine, anziché ricevere giustizia
dallo Stato, paradossalmente siano addirittura istigate continuamente a fare
ricorso a gesti estremi.
Quante saranno le persone che si fanno gravemente
ammalare sui posti di lavoro? Quanti i suicidi e gli omicidi motivati da una estrema disperazione?
Quanti i cadaveri sulle coscienza di chi
crede di sapere amministrare la sanità e la giustizia? Io per la tubercolosi e
gravi postumi, sono stata salvata dal tempestivo e provvidenziale soccorso di
un infermiere che nei momenti di pericolo, accompagnandomi in tempo al più
vicino pronto soccorso di un ospedale, mi ha fatto salvare la vita. A me non
interessa se realmente sono state pagate 80.000 Euro
al Presidente del Consiglio di Stato per chiudersi gli occhi e le orecchie sul mio
caso, come si vede dalla lettera anonima che ho ricevuto prima dell’udienza ed
anche della quale ho informato la magistratura milanese, a me interessa l’avere
constatato che il Consiglio di Stato ha fatto finta di non sapere che dopo
tutte le indagini, dal tribunale penale di Milano erano stati imputati per anni
quattro dirigenti dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il Consiglio di
Stato non ha detto che la tubercolosi che mi è stata contagiata non dipende da
causa di servizio, il Consiglio di Stato mi ha solo rimproverata perché non mi
sono fatta sottoporre ad una nuova Visita Medica Collegiale presso l’Ospedale
Militare di Milano, facendo finta di non sapere che anche il mio avvocato
penalista davanti ad attestazioni false ed omissione di atti di ufficio
dell’Amministrazione Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano non vedeva alcuna
possibilità che di fronte a micidiali artifizi dell’Amministrazione dell’Ente
datore di lavoro, mi fosse riconosciuta la causa di servizio, quindi anch’egli,
giustamente mi sconsigliò di sottopormi a dovere subire una ulteriore ingiusta
umiliazione in quella Sede. Difatti ora vi è la prova che anche il mio avvocato
aveva ragione: mi sono sottoposta nuovamente a Visita Medica Collegiale e
anziché inviarmi presso l’Ospedale Militare sono stata inviata presso
la Commissione Medica di Verifica di Milano, e che cosa ne ho ricavato? Ulteriori umiliazioni,
ulteriori stress, e danneggiata con ulteriori omissioni di atti di ufficio.
Talvolta tutta l’umana saggezza viene eccepita in due semplici parole:
"Attendere e sperare".
Giovanna Nigris
Milano - 19 agosto 2005
(integrazione del testo del 25 aprile 2005)