Le favole della pittrice DANIELA TESI


Dipinto di Daniela Tesi



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Cappino, il Gallo Rosso e la paura

 


Cappino era un ragazzino dispettoso e disobbediente e non amava nessuna regola: continuava a parlare quando sarebbe stato il caso di tacere, taceva quando sarebbe stato il caso di parlare, voleva mangiare quando era l’ora di dormire e giocare quand’era il momento di studiare. Un giorno la mamma disse a Cappino: ”Bada, se non stai un po’ fermo e buono viene il Gallo Rosso!”

Cappino alzò le spalle, non conosceva il Gallo Rosso, ma doveva essere una specie di Uomo Nero o Gatto Mammone, tutte storie che sua nonna gli aveva già raccontato per tenerlo buono, ma lui non era il tipo da credere alle storie e continuò a mangiare le susine con l’intero nocciolo che la mamma aveva appoggiato sul tavolo.

“Sputa quel nocciolo!” gridò la mamma, ”Adesso ti nascerà un susino nella pancia e i rami sbucheranno dagli occhi e dagli orecchi” aggiunse per mettergli paura. Cappino, che aveva un innato senso degli affari fece un rapido calcolo: “Se il primo anno il susino dà dieci frutti, tolti due per l’assaggio, due da regalare agli amici, due da buttare via per far salire il prezzo, restano quattro susine e, per quattro susine, non val la pena di farsi crescere un albero in pancia”. Così, si fece venire il singhiozzo, il nocciolo tornò su e lui lo sputò nell’occhio alla mamma dicendo: ”Sei contenta?”

Mamma Santina, questo era il suo nome, non si arrabbiava mai, ma certo era molto in pena per quel suo figliolo dispettoso e insolente e si chiedeva cosa mai avrebbe potuto fare nella vita e l’unica cosa che le veniva in mente era il Buttafuori, ma un Buttafuori che buttava fuori proprio tutto e tutti ed era un mestiere davvero pericoloso.

Un bel giorno d’Aprile, quando mamma Santina, un po’ impensierita perché Cappino non voleva mangiare nulla, cucinò con tanto amore una frittatina di cipolle. Cappino, che quando sentiva parlare di cipolle si ricordava delle melanzane e quando si ricordava delle melanzane gli venivano in mente le barbabietole e quando gli venivano in mente le barbabietole si rammentava del Barbarossa e quando pensava al Barbarossa gli appariva davanti agli occhi il signor Federico che era l’inquilino del pianterreno che lo rimproverava in continuazione perché lui gettava nel suo giardino ogni sorta di rifiuti, disse: ”Io le cipolle non le mangio e non le mangio!” e poi, siccome stava dipingendo la terra dopo il diluvio universale, prese tutti i colori e li buttò addosso alla mamma. Poi guardandola disse: “Non ho mai fatto un quadro così bello, sembri proprio una sopravvissuta dopo una catastrofe! ” Questa volta mamma Santina perse un po’ della sua proverbiale pazienza e correndo in camera a cambiarsi gridò con quanto fiato aveva in gola: ”Gallo Rossoooooo, Gallo Rossoooooo!”

Cappino alzò le spalle e si rimise a dipingere e con i colori rimasti tentava di disegnare le scarpe con le zeppe a Noè perché l’aveva fatto più piccolo di un pidocchio (sopravvissuto anch’esso al diluvio) . Ma ad un tratto sentì una vocina: ”Fatemi uscire di qui, Fatemi uscire di qui”. Cappino subito si mise a cercare chi poteva aver parlato. Gira di qua, gira di là, non trovava nessuno, ma alla fine aprì il forno e chi era, chi non era, era proprio il Gallo Rosso, un magnifico esemplare dagli speroni neri e dagli occhi arzilli più scuri del nero.

“Mi hai chiamato?” chiese il Gallo Rosso

“Veramente ti ha chiamato la mamma” disse Cappino

“Oh parbleu!” disse il Gallo Rosso che arrivava in quel momento da Parigi e non si ricordava la traduzione corrispondente in italiano che era: “Oh perbacco!”

“Ci deve essere un errore” continuò il gallo, “Qualcuno di noi deve aver capito male!”

“Un errore? Qualcuno chi? Cos’è questa storia?” chiese Cappino che non aveva la pazienza di sua mamma e stava quasi per richiudere il forno

“Ma come, non sai niente dei Galli Rossi?” chiese il gallo facendo roteare la erre alla maniera dei francesi

“So che la mamma ne chiama spesso uno per farmi paura, ma io pensavo che fossero tutte storie!”

“Macché storie! E’ una realtà! La tua mamma però deve aver chiamato il Gallo Rosso sbagliato! Quello che doveva chiamare è uno dei miei fratelli, però è vecchio e un po’ sordo, occorre gridare molto più forte! Mettere nove O infondo a rosso e non sei, come probabilmente ha fatto! Adesso ti spiego come vanno le cose: noi siamo più di mille fratelli e facciamo tutti paura, siamo però specializzati, ognuno ha le sue competenze. C’è un Gallo Rosso per metter paura alle mamme, uno per i bambini, uno per i presidenti, uno per i re, uno per i poveracci, uno per gli avvocati e così via. Ci chiamano in tutte le parti del mondo perché c’è sempre qualcuno che vuol mettere paura a qualcun altro.

“ A me, tu, non fai proprio paura! Proprio per niente! Quasi mi fai ridere!” disse Cappino, con il suo solito atteggiamento impertinente

“ Sfido io! “ disse il gallo, “Io sono il Gallo Rosso che fa paura alle mamme, ma se mio fratello non fosse stato sordo e la tua mamma avesse gridato il numero giusto delle O, sarebbe venuto lui e a quest’ora tremeresti come la carne in gelatina!”

“Visto che ormai sei qui, tanto vale che ti metti a fare il tuo lavoro!” disse Cappino che pregustava di mettere un po’ di fifa alla mamma

“Certo, certo. Ma non è mica tanto piacevole sai? Io sono stanco di far paura alla gente e francamente mi piacerebbe cambiare occupazione, fare un corso d’aggiornamento in cibernetica astrologica e mettermi a guardare le stelle. Mai una volta ho potuto guardare il sole che nasce e gridargli in faccia il mio buongiorno! Mai ho avuto la soddisfazione di prendere una decina di mogli e avere un centinaio di figli che pigolano tutta la giornata! E’ proprio una vitaccia la mia” così dicendo il Gallo Rosso estrasse dalle penne un fazzolettino ricamato con lo smerlo in tondo e le iniziali GR e si asciugò un lacrimone che però non volle asciugarsi perché era fatto di ghiaccio proprio per la ragione che lui doveva far paura e quindi non poteva piangere lacrime vere.

Intanto Cappino, cui poco importavano le tristezze del Gallo Rosso, chiese in che modo avrebbe fatto a mettere paura alla mamma.

“Li vedi i miei speroni neri? In realtà sono delle soprascarpe magiche: fino a quando li indosso posso mettere delle paure tremende! Se, per esempio, li strofino tre volte tra loro divento invisibile, se invece faccio finta di strofinarli riappaio. Devi sapere che le mamme hanno una paura tremenda di ciò che scompare e poi riappare e sono terrorizzate dalle finte. Le mamme vorrebbero sempre avere il controllo della situazione e sapere sempre dove si trova una certa cosa o una certa persona ”

Cappino pensò che quel Gallo Rosso non aveva torto perché un giorno, che si era nascosto nell’armadio e la mamma lo chiamava disperatamente e lui, niente, era rimasto nell’armadio fino a sera, lei era quasi morta dalla paura.

Mamma Santina nel frattempo aveva prima cercato un’altra veste qualsiasi per cambiarsi, poi, rovistando nell’armadio, aveva notato quel bel vestitino rosso tutto gale e merletti che non metteva più da molto tempo poiché era solita indossarlo per qualche occasione speciale: quando cucinava i biscotti al pistacchio, quando ascoltava il Capriccio italiano di Caikovskij e, quando, in un momento difficile della sua vita, aveva frequentato un mini Corso in Miracoli che aveva trovato su internet. Ogni volta insomma che aveva messo quel vestitino aveva provato un momento di gioia o di conforto e questo ricordo la spinse quasi meccanicamente a toglierlo dalla gruccia e, in un attimo, ne fu avvolta e pareva un mazzetto di papaveri. Così agghindata andò in cucina e con fare un po’ autoritario disse a Cappino di andare in camera sua e di restarci in castigo per qualche ora.

“E va bene, me ne vado ”, disse Cappino “ma tanto, il peggio è per te! Te ne pentirai! ”

Mamma Santina non dette troppo peso a quelle parole, era abituata alle risposte sfrontate del suo figliolo, ma in quel momento era decisa a farsi rispettare e ribadì: “Vai a chiuderti in camera tua!”

Rimasta in cucina, si specchiò nel vetro del forno e, con aria soddisfatta, decise che era la giornata giusta per fare i biscotti al pistacchio e quando furono pronti per metterli a cuocere aprì il forno e….non credette ai suoi occhi: c’era il Gallo Rosso! Subito lo richiuse, ma il cuore le cominciò a battere forte forte. “Certo”, pensava “negli ultimi tempi mi sono molto stancata, sicuramente ho preso lucciole per lanterne”, e con titubanza, piano piano, riaprì il forno e il suo pensiero fu confermato: il Gallo Rosso non c’era più. Rincuorata e rasserenata mise i biscotti a cuocere e poco dopo si sprigionò un profumino delizioso che si sparse per tutta la casa. Poi aprì il frigorifero perché sentiva il desiderio di un bel bicchiere d’acqua fresca e, meraviglia, spaparanzato in mezzo alle pere vide il Gallo Rosso. Chiuse gli occhi, gettò un grido straziante, lancinante, spropositato e perse tutti e cinque i sensi, ma anche il sesto, che non ha nome e agisce misteriosamente, svaporò e mamma Santina restò svenuta sul pavimento della cucina.

Il Gallo Rosso uscì dal frigorifero e nel vedere quella bella signora nel suo splendido vestito color porpora distesa per terra, ebbe un moto di sgomento. “Ma che diavolo ho combinato?” pensò, “Che specie di lavoro è il mio? Ma era poi vero quello che gli avevano insegnato al corso di Inventa lo Spavento che era molto meglio essere temuti che amati? Nei primi anni che faceva quel mestiere provava una certa soddisfazione nel vedere le mamme tutte impaurite, era come se lui stesso, che all’inizio aveva paura d’ogni cosa, si sentisse finalmente coraggioso, deciso, forte e spavaldo. Col tempo, lentamente, qualcosa era cambiato: aveva cominciato a pensare che il vero coraggio era quello di rispondere sinceramente a ogni domanda che il cuore con insistenza faceva e che avere il coraggio di ridere delle proprie paure faceva l’effetto di saper volare meglio di un falchetto pellegrino e quindi a mettere paura non si sentiva più il gallo valoroso di una volta, ma titubante e quasi un po’ vigliacco.

Intanto Cappino, avendo sentito quell’urlo disperato della mamma, non aveva resistito, era uscito da camera sua, si era precipitato in cucina e quando vide la mamma stesa a terra e il Gallo rosso seduto sul tavolo da pranzo con la testa reclinata sotto un’ala rimase sorpreso e come intontito per qualche attimo. E’ vero che l’idea di metter paura alla mamma gli era piaciuta assai, ma mai avrebbe creduto che l’esito di quel gioco sarebbe stata la scena che si presentava ai suoi occhi. Si chinò sulla mamma e le dette qualche schiaffetto sulle guance e subito Santina riacchiappò il senso della vista e lentamente riuscì a riprendere anche quelli dell’udito e dell’olfatto, il sesto senso non lo ritrovò subito perché, come al solito, si era nascosto e infine riacciuffò il tatto e fece una carezza a Cappino e lui, sempre così scontroso e bisbetico, ne avrebbe volute altre cento perché aveva avuto tanta paura che mamma Santina non si svegliasse più.

Il Gallo Rosso, vedendo Cappino e mamma Santina sorridersi e abbracciarsi si ringalluzzì, si tolse le soprascarpe nere, abbassò la cresta e chiese scusa a Santina di averle fatto così tanta paura.

Il profumo che c’era nell’aria avvertì la mamma che i biscotti erano cotti e tutti e tre ne fecero una bella scorpacciata.

Non si sa come né perché se si passa vicino a quella casa, in quella via e in quella città, c’è una grande insegna con scritto: “RISTORANTE GALLO ROSSO” e, più sotto, in piccolo, “Qui si mangia divinamente e abbondantemente senza alcuna paura d’ingrassare”.

Daniela Tesi

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